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Leopardi's spacePagine scelte |
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Il 14 giugno 1837...![]() Si spegneva a Napoli, nella casa di Vico Pero del Quartiere Stella, il nostro amato Giacomo Leopardi. Di lui ci resta una stele marmorea al Parco Virgiliano ma soprattutto la sua anima che si può "sentire" passeggiando per le strade della città partenopea dove visse gli ultimi anni della sua esistenza. Il Colle dell'Infinito a Recanati, Villa delle Ginestre a Torre del Greco e la città di Napoli sono per me luoghi dell'anima ove ritornare...
A se stessoOr poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, In noi di cari inganni, Non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, nè di sospiri è degna La terra. Amaro e noia La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta omai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non donò che il morire. Omai disprezza Te, la natura, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto.
Qualche nota : Giacomo parla qui con il suo cuore, dopo che l'ultima illusione, suscitata da un amore creduto eterno e rivelatosi invece inesistente, è caduta miseramente. Ma anche il desiderio di nuove illusioni ormai si è spento. C'è, in Giacomo, la consapevolezza disperata (e la denuncia) che nessuna cosa al mondo merita le emozioni del suo cuore e qui, in questi versi, egli riassume, forse, l'atroce constatazione del destino di sofferenza che è sorte dell'uomo. La "scintilla di speranza" in questo momento è affievolita del tutto e quasi spenta e non ci sono più quelle "gocce d'illusione" che come sprazzi di luce possano illuminare il cammino. Egli vede buio intorno a sé e ormai aspetta solo di piegare il capo "sul virgineo seno" della "bellissima fanciulla" che è la morte. ( vedere "Amore e Morte" sentiti come "cose quaggiù sì belle/altre il mondo non ha, non han le stelle). C'è poi "L'infinita vanità del tutto" che aveva anticipata all'inizio dello Zibaldone con la lapidaria esclamazione "Oh infinita vanità del vero!"; la ritroviamo qui come suggello di un percorso assai simile a quello dell'Ecclesiaste (di cui riporta, in tante pagine, le medesime parole) In questi versi strazianti c'è dunque una tensione tra le riconosciute dignità e grandezza del cuore e il disprezzo dell'esistente. Tensione che porterà, alla fine, alla denuncia della vanità di tutte le cose. Sulla vanità in Leopardi potrei scrivere molto giacché attraversa un po' tutta l'opera leopardiana ma sarebbe troppo lungo... La materia“Come potrà essere che la materia senta e si dolga e si disperi della sua propria nullità? E questo certo e profondo sentimento (massime nelle anime grandi) della vanità e insufficienza di tutte le cose che si misurano coi sensi, sentimento non di solo raziocinio, ma vero e per modo di dire sensibilissimo sentimento e dolorosissimo, come non dovrà essere una prova materiale, che quella sostanza che lo concepisce e lo sperimenta, è di un'altra natura? Perchè il sentire la nullità di tutte le cose sensibili e materiali suppone essenzialmente una facoltà di sentire e comprendere oggetti di natura diversa e contraria, ora questa facoltà come potrà essere nella materia?” Modestia e presunzione - XXIVO io m'inganno, o rara è nel nostro secolo quella persona lodata generalmente, le cui lodi non sieno cominciate dalla sua propria bocca. Tanto è l'egoismo, e tanta l'invidia e l'odio che gli uomini portano gli uni agli altri, che volendo acquistar nome, non basta far cose lodevoli, ma bisogna lodarle, o trovare, che torna lo stesso, alcuno che in tua vece le predichi e le magnifichi di continuo, intonandole con gran voce negli orecchi del pubblico, per costringere le persone sì mediante l'esempio, e sì coll'ardire e colla perseveranza, a ripetere parte di quelle lodi. Spontaneamente non isperare che facciano motto, per grandezza di valore che tu dimostri, per bellezza d'opere che tu facci. Mirano e tacciono eternamente; e, potendo, impediscono che altri non vegga. Chi vuole innalzarsi, quantunque per virtù vera, dia bando alla modestia. In un mercatino... in una Rivista dell'epoca...Il n. 28 del 10 luglio 1898 della Rivista: “Illustrazione popolare – Giornale per le Famiglie” (Treves, Milano) riporta, nella copertina, la pubblicità di un nuovissimo saggio dal titolo “Giacomo Leopardi” di Federico De Roberto (un volume in 16 di 300 pp., lire Tre). Di tale saggio, che usciva per l’appunto in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Leopardi, vengono riportate, all’interno, alcune pagine. L’introduzione a questo “Estratto” riporta la cronaca dello svolgimento, a Recanati, della “festa decorosa, solenne, alla quale intervennero oltre le autorità, le rappresentanze del Senato e della Camera dei Deputati”. Si dice dell’inaugurazione dell’aula consacrata al Poeta e del busto a lui dedicato dallo scultore Monteverde; si ricorda il discorso pronunciato dal Carducci e si parla di Pietro Mascagni il quale “diresse un suo poema sinfonico sul Leopardi, scritto apposta, una possente creazione, in cui la nota esprime il dolore, che fu tormento, inspirazione, gloria del portentoso poeta di Recanati”. Si scrive che anche a Palermo, presso l’Università, fu inaugurato con grande festa un busto di Leopardi, opera e dono dello scultore palermitano Antonio Ugo. Fu appunto in questa occasione che lo scrittore siciliano De Roberto pubblicò il suo libro in cui narrava la vita e scrutava il pensiero e il genio del Recanatese. Egli si valse delle parole stesse del Leopardi, sparse nelle Lettere, nei Canti e in altre opere “in cui quel sincerissimo spirito denuda tutto se stesso e si rivela, si confessa”. Perché parlare di Giacomo?
Buona domenica delle Palme!L'Orto degli Ulivi, Gerusalemme Primavera...
sì ch'a mirarla intenerisce il core"
Leopardi come Giobbe?
8 marzo![]() A tutte le amiche
di Giacomo
auguro una giornata
serena e gioiosa
che continui anche
nei giorni a venire...
Buon 8 marzo!
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